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UNA GOCCIA  DI  OTTIMISMO

Parlare di sentimenti è un argomento tosto o addirittura fuori moda, visto che viviamo in una società complessa protesa verso la mancanza di valori o verso una scala di questi che sembra seguire un ordine diverso da quello conosciuto dai nostri nonni.

Oggi si pensa sempre più  facilmente che sia più importante  apparire, avere soldi, successo, divertirsi, ma, per fortuna non è tutto così  futile ed evanescente.

Ci sono esempi di solidarietà che portano a pensare che sentimenti come l’amore e l’amicizia  non sono andati in pensione.

La scala dei valori, oggi,  sembra avere un ordine diverso; vi sono nuove espressioni come tolleranza, integrazione, diritti umani, solidarietà e cognizione delle diversità; in questo contesto non meraviglia la formazione , quindi l’esistenza di diverse realtà di volontariato.

La nostra società, infatti, se per certi aspetti ancora discutibile, per altri ha dato nascita a molte associazioni ed enti la cui missione si concretizza nell’occuparsi di diritti umani; sono del resto tangibili delle conquiste che alcuni decenni fa  non erano neanche prese in considerazione.

Penserete forse che sono troppo ottimista, ma è facilmente costatabile il fatto che oggi è sempre più frequente la possibilità di reintegrazione dopo esperienze negative o di integrazione in caso di persone diversamente abili.  Queste ultime parole, a conferma dei concetti che voglio esprimere, sono solo recentemente entrate nel linguaggio comune allo scopo, appunto, di  infrangere barriere che prima sembravano insormontabili.

Ognuno di noi, oggi,  è  proteso a conoscere l’altro, sia esso diversabile, sia una persona difficile, di altre origini, in altre parole “diverso”; tutto questo, aiutando ad accettare l’altro come parte integrante ed attiva a mezzo di adeguati strumenti, non può che portare verso una società migliore.

In perito mi piace ricordarvi le parole di una canzone di Giorgio Gaber che citavano “Libertà e partecipazione”; parole che è facile ricondurre nei nostri comportamenti a tutto quello che possiamo fare per togliere le barriere sia architettoniche che mentali e dare la possibilità a tutti, dico tutti, di partecipare.

Non sarà certo qualche episodio negativo, sia pure presente anche nella attuale realtà dove qualche volta “si butta il bambino assieme all’acqua sporca”, a far diminuire le nostre speranze per il futuro o a sminuire il valore umano delle conquiste sino ad oggi realizzate.

Anna Maria Alfisi

 

Disabilità e normalità: un binomio possibile

Disabilità e normalità, un binomio possibile? Certamente difficile ma non impossibile.

La possibilità di rendilo attuabile sta nella condizione che in Italia vengano rispettate le moltissime leggi speciali, le agevolazioni ed i  provvedimenti a favore delle persone disabili. A titolo di esempio si possono ricordare  la legge sull’abbattimento delle barriere, quelle sull’inserimento nel mondo del lavoro e sull’inserimento scolastico; da non trascurare poi quelle tendenti al  rispetto del diritto alla mobilità ed al diritto uguale per tutti di essere persona, individuo. La loro emanazione rappresenta uno dei passi importanti per l’integrazione e il riconoscimento dei diritti del disabile.

Purtroppo è ancora difficile sradicare dalla  nostra mente concetti stereotipati strettamente connessi a quelli dei pregiudizi che spesso  associamo  al termine disabile, portatore di handicap; questi  concetti in genere  svalutano le capacità della persona ;  il “poverino” non viene considerato come persona con abilità diverse ma  è relegato all’opinione :disabile uguale non capace.

Si adopera generalmente un pregiudizio che di fatto non  permette di esprimere e fare uscire le potenzialità. Si sa che solo l’ignoranza, la mancanza di conoscenza alimenta e  sostiene i pregiudizi, ma se si desidera che le cose  cambino per far sì che le leggi vengano rispettate, il primo a  prendersi  il carico in prima persona  deve essere è proprio il  disabile fisico; dovrebbe iniziare col chiedersi  che tipo di vita desidera; se vivere dentro ai pregiudizi che lo costringono verso una prigione che mortifica il proprio “io”, vivendo in modo passivo  o vivere integrato e attivo , dando il suo contributo allo sviluppo sociale.

 Una società cambia e si rinnova solo con la partecipazione di tutti noi .

Ovviamente accettare la propria disabilità non è facile,è doloroso ma lo è ancora di più non vivendo la propria vita, non facendosi coinvolgere dal mondo. Riconoscere  e accettare la propria  disabilità aiuta a conoscere i propri limiti per poterli affrontare e scoprire le proprie potenzialità.

”So che non posso. Ma, per lo meno, sto facendo la mia parte...Se tutti seguiranno il mio esempio , riusciremo a dominare le fiamme (…..),(Paulo Coelho) .

L’integrazione e l’autonomia della persona diversabile sono parte di un percorso lungo e difficoltoso che si costruisce nel tempo. Mettersi in gioco significa  partecipare al progetto  di realizzare l’integrazione, distruggere i pregiudizi  ed esigere  che le leggi per la disabilità vengano rispettate. Educhiamo  la persona normodotata a dividere il proprio spazio con la persona diversamente abile per condividere le idee, i progetti  e l’energia. Si può parlare di svolta culturale solo dopo  aver superato il problema dell’integrazione di tutti gli individui, avviandoci in un cammino i cui primi passi  consistono nel pieno rispetto delle  leggi.

Anna Alfisi

 

 

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